Il Bilancio Sociale è forse lo strumento principe che al proprio interno interseca un connubio forte tra la necessità di essere CSR compliant e il veicolo di ciò che l’azienda ha portato avanti in termini di esternalità positive ciò che la circonda, primi fra tutti gli stakeholder, istituzionali e non. Tutto ciò traccia il solco tra la convinzione della bontà di un strumento informativo ricco e completo e la imposizione del legislatore nazionale, ma anche comunitario.
Il tema è stato affrontato dal legislatore dell’Unione Europea attraverso la Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 2014/95/UE in materia di revisione della direttiva precedente in materia di obblighi di comunicazione non finanziaria da parte delle imprese. Tale atto impatta direttamente nei paesi dell’Unione, che devono necessariamente recepirlo.
Il legislatore italiano ha introdotto tali modifiche con il D.Lgs. 254 del 30 dicembre 2016, disciplinando la necessità, visto l’ambito soggettivo di alcuni enti, che gli stessi si dotino obbligatoriamente di documenti recanti informazioni di carattere non finanziario. Questa obbligatorietà nasce dal fatto che l’Unione Europea si è espressa in merito e gli Stati Membri devono armonizzare la propria legislazione nazionale con quella europea.
Nel frattempo, il legislatore italiano, dopo qualche lustro e con tutte le problematiche del caso, ha introdotto la riforma del Terzo Settore (Legge n. 106 del 06/06/2016), in parte rivoluzionando un quadro normativo che era alquanto complicato e spesso confusionario. Un importante tema riguarda la modifica della qualifica di “impresa sociale”, identificata con il Decreto Legislativo 112 del 3 luglio 2017, che, introducendo nuovi paradigmi applicativi, fornisce definizioni più precise e importanti sgravi fiscali. La vocazione sociale di tali imprese, così come identificate dal testo della Riforma, deve essere però in qualche modo veicolata, anche e soprattutto all’interno del mondo cooperativo che fa della mutualità la mission, anzi vision, del proprio agire imprenditoriale.
Per questo infatti l’art. 9 c. 2 del novellato Decreto disciplina l’obbligatorietà, per tutte le imprese che assumono la qualifica di “impresa sociale”, di redigere e pubblicare un documento contenente informazioni di carattere non finanziario identificato con il bilancio sociale stesso, superando quindi quella impasse legislativa che di fatto poneva quest’ultimo come documento di principio volontaristico piuttosto che di obbligo etico morale. All'interno del documento in esame essa dovrà tenere conto “[...] della natura dell'attivita' esercitata e delle dimensioni dell'impresa sociale, anche ai fini della valutazione dell'impatto sociale delle attivita' svolte [...]”.
A questo punto la cooperazione sociale si è posta vari quesiti in materia, posti agli organi ministeriali competenti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con nota n. 2491 del 22 febbraio 2018, ha risposto alle cooperative sociali, che hanno acquisito di diritto la qualifica di imprese sociali. I dubbi erano sorti in tema di obblighi di redazione del bilancio sociale, di attività di interesse generale in cui operano le imprese sociali, e di obbligo di nomina dei sindaci.
Attestato il fatto che per le cooperative non è obbligatoria (anche se auspicabile, come dichiarazione volontaristica) la redazione di un bilancio sociale, le cooperative sociali hanno un diverso approccio, dettato dal fatto che ai sensi dell'articolo 1 comma 4 del d.lgs. n. 112/2017 hanno acquisito di diritto la qualifica di imprese sociali. Pertanto, ad esse e ai loro consorzi, le disposizioni del decreto stesso "si applicano nel rispetto della normativa specifica delle cooperative ed in quanto compatibili". Il Ministero quindi ritiene dunque applicabile a tutte le cooperative sociali l'obbligo di redazione, deposito e pubblicazione del bilancio sociale, imposto alla generalità delle imprese sociali. Nella realtà infatti tale dettato appare in linea con i principi direttivi della riforma del Terzo settore, che pongono in primo piano i canoni della trasparenza e della rendicontazione, per tutelare l'affidamento e la buona fede della generalità dei cittadini.
L'informazione non finanziaria e i documenti che ne sono necessariamente il portato fattuale quindi assumono, con la riforma del Terzo Settore, una rilevanza strategica, voluta in prima analisi dal dettato normativo. Gli intrecci tra norme imperative e norme facoltative per la adozione di modelli di business CSR compliant riguardano in primo luogo, dal lato del legislatore nazionale, il rapporto tra il dettato normativo previsto per la adozione di modelli organizzativi 231 (D.Lgs. 231/2001) e la implementazione e pubblicazione di un bilancio sociale. Nei prossimi articoli verrà in qualche modo trattato anche questo tema.
Human Europe Capital è un sito di lettura. I professionisti e gli appassionati di una disciplina possono pubblicare i loro studi, le loro riflessioni e i loro racconti.
E’ un generatore di idee e di spunti di riflessione. Gli articoli nelle materie indicate possono essere tecnici o generalisti. Per addetti ai lavori o per tutti.
Human Europe Capital siamo tutti noi uniti. Anche con pensieri e idee diverse.
Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.